Il messaggio di pace del Festival di Cultura Ebraica
» Arte e cultura
27 maggio 2010
Gli ebrei della diaspora si sono sempre salutati con un augurio particolare: “L’anno prossimo a Gerusalemme”; parafrasando si potrebbe dire che l’ultimo augurio dei giovani, ebrei e no, legati ad OyOyOy! domenica sera sia stato: “L’autunno prossimo a Casale Monferrato”. Certo, la piccola cittadina del Piemonte non è la terra promessa, ma ha saputo creare qualcosa di unico e ricercato da un pubblico speciale. Lo ha dimostrato ancora una volta domenica sera, quando per la conclusione della prima parte del Festival di Cultura Ebraica si sono ritrovati in tanti alla libreria del Labirinto per assistere al dialogo tra Jonathan Kashanian e Sarah Kaminski sul tema ‘Essere giovani a Gerusalemme oggi’. “E proprio dedicata ai giovani – come ha ricordato Antonio Monaco – presidente di Monferrato Cult sarà la ripresa di OyOyOy ad ottobre con un programma altrettanto fitto di appuntamenti”. Intanto bilancio positivo per questa prima parte che, anche in questa edizione, ha dimostrato di essere un efficacie ponte tra culture differenti, missione per cui è stato concepito dagli organizzatori di Monferrato Cult e per cui è sostenuta da Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Comune di Casale Monferrato e da tante grandi e piccole associazioni culturali, sia a Casale che negli altri comuni in cui opera. Complessivamente le mostre siglate dal Festival (alcune delle quali ancora in corso) in queste tre settimane hanno raggiunto diecimila visitatori e almeno 1000 sono le persone che hanno partecipato agli incontri e ai concerti a Casale e nelle città vicine tra cui Alessandria, Vercelli, Trino, Fossano e visitato sinagoghe e complessi ebraici aperti in nove comuni del Piemonte. Se si dovesse trovare un tema per questa prima parte di Oyoyoy forse sarebbe proprio quello dell’ultimo incontro: “La vita in Israele” è stata protagonista di tante pellicole della rassegna cinematografica ad Alessandria (che si conclude il prossimo venerdì 28 maggio), nelle parole del grande clarinettista Giora Feidman e di tanti altri protagonisti del Festival. Gli appuntamenti di quest’ultima settimana però hanno esordito con l’arte: giovedì proprio alla libreria del Labirinto Luigi Mantovani ha decifrato tutto il peculiare mondo dei simboli di Mondino in una conversazione intitolata “Crostacei, orologi, cabalisti, filosofi”. Sempre pubblico molto interessato anche per il terzo appuntamento con il Cinema israeliano ad Alessandria che ha presentato ‘La vita secondo Agfa’ (Ha-haym al pi Agfa) del regista Assi Dayan (1992), introdotto come sempre con grande competenza da Nuccio Lodato. E a proposito di Israele, è uno degli stati con il più alto numero di vegetariani (a Tel Aviv sono quasi il 25% della popolazione). Questo si collega al Festival che ha varato da qualche anno il programma GiustoGusto per una cucina non solo etica e responsabile nei confronti degli animali, ma anche rispettosa di tutte le tradizioni culturali. Ecco perché uno degli incontri più attesi di questa edizione è quello che si è svolto sabato pomeriggio a Palazzo Guasco ad Alessandria dal titolo ‘Gli animali sono miei amici e io non mangio i miei amici’ con gli interventi dell’assessore provinciale Rita Rossa, Silvia Berni responsabile provinciale LAV e del medico nutrizionista Luciana Baroni. Un’occasione per presentare il libro per ragazzi di Rudy Roth. ‘lndovina chi c’e’ nel piatto? Ecco perche’ non mangiamo gli animali“, e annunciare che questa peculiare scrittrice sarà in Italia ad ottobre. Iniziativa coraggiosa: infatti questo libro, pubblicato dalle Edizioni Sonda, è l’unico che cerca di spiegare ai bambini come non mangiare carne o almeno ridurne il più possibile il consumo fa bene alla propria salute e anche alle risorse del pianeta. I bambini presenti lo hanno capito anche interagendo con l’illustratore Andrea Musso che ha realizzato alcuni divertenti disegni partendo proprio dalle illustrazioni della Roth. L’incontro è stato anche un’occasione per le autorità della provincia nella persona dell’assessore Rita Rossa di ringraziare gli organizzatori di OyOyOy “Perché il Festival con i suoi eventi porta uno spaccato di cultura. Io credo che sia l’orizzonte della cultura quello che può riunire quello che è molto disunito, per una migliore convivenza” Domenica invece si è parlato di Vino nel Cortile delle Api della Comunità Ebraica di Casale Monferrato con Victoria Acick, medico e grande esperto di tradizione ebraica. L’ebraismo dà un immenso valore al vino, come medicina e succo della vita ed acquista significato sacro in quanto tutte le feste vengono santificate col vino…e le feste ebraiche sono tante. Accanto a Victoria un altro protagonista di questa edizione di OyOyOy: Roberto Robotti. E’ uno dei fondatori dell’associazione “Gan Ha Gefen. Turismo ebraico in Monferrato”, in quanto il Piemonte nel mondo è uno dei luoghi d’Europa dove c’è la più alta concentrazione di siti ebraici. E’ stato lui in collaborazione con il ristorante la Torre a preparare tutti gli speciali rinfreschi, apprezzatissimi dal pubblico, con cui si è concluso praticamente ogni incontro compresi quelli di domenica. Una collaborazione che si auspica possa continuare, magari istituendo corsi di cucina ebraica. E infine l’appuntamento conclusivo: un piccolo happening di giovani curiosi di sapere come sia davvero Israele: apparentemente un luogo difficile da comprendere e da vivere secondo quello che ci rimandano i telegiornali, e anche secondo il primo capitolo de La vita graffiata di Tamar Verete-Zehavi. Il libro che ha fatto da spunto per questa chiacchierata è il diario di una adolescente israeliana che in un attentato kamikaze, da parte di una giovane donna palestinese, rimane ferita e perde la sua migliore amica. Le parole della scrittrice, lette da Sara Leporati, diventano un tentativo di comprendere le ragioni dell’odio e quelle dell’amore e coincidono con un viaggio di pochi chilometri ma di grande intensità per dare un senso alla propria vita. Jonathan Kashanian, conosciuto dal grande pubblico per il Grande Fratello e per Chiambretti Night, firma la prefazione del libro tradotto da Sarah Kaminski e lo fa con grandi meriti di competenza essendo nato in Israele da genitori ebrei iraniani, terra dove torna almeno cinque volte l’anno: “Possiamo immaginarci un posto dove si vive nella paura - spiega - e invece no, lì i ragazzi credono nel futuro più che in Italia. C’è molto senso della comunità rurale, come qui in Monferrato. Si ha voglia di divertirsi tutti insieme. Per chi vive lì un arabo non è sempre un nemico, ma la persona con cui lavori o che frequenti nel tempo libero. Poi arriva l’attentato o l’incursione dell’esercito e si crea imbarazzo. Quello che però si percepisce in questo momento è la stanchezza di continuare a combattersi, di continuare ad odiarsi”. Poi l’ultimo brindisi con vino e cibo kasher e l’augurio di ritrovarsi ad ottobre per continuare questo e tanti altri affascinanti discorsi. INFO: www.oyoyoy.it

