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Alessandria: consiglio comunale che passerà alla storia

Alessandria: consiglio comunale che passerà alla storia » Cronaca, attualità

13 luglio 2012

Ore 18.00 inizia un Consiglio Comunale che passerà alla storia della nostra città. L'argomento ormai è stato trattato più volte ed ha un solo titolo: dissesto finanziario.

Ieri notte, con 21 voti favorevoli, l'astensione di Lega e Udc, mentre il Pdl e Raica hanno deciso di non partecipare alla votazione, è passata la delibera della dichiarazione di dissesto finanziario.

Riportiamo integralmente il discorso introduttivo del sindaco di Alessandria, Rita Rossa. 

Siamo arrivati al dunque. Sento il bisogno di prendere la parola nel consesso democratico più alto della città con alcune dichiarazioni perché ci apprestiamo a scrivere una delle pagine più nere della storia della nostra città. Lo faccio con senso di responsabilità ed una grande pena nel cuore. Siamo qui, infatti, per votare il dissesto finanziario del nostro Comune. Un fatto tanto drammatico quanto inevitabile.

Come siamo arrivati sin qui? E perché è necessario deliberare il fallimento del Comune?

La delibera n. 260 del 27 giugno 2012 della Corte dei Conti che ripercorre tutte le tappe del dissesto, è un macigno sulla città, sul suo sviluppo a breve termine, sulla possibilità di investimenti per la città e persino sulla sua manutenzione. Un macigno che ha nomi e cognomi, quelli della giunta Fabbio: cinque anni di malgoverno, di scelte contabili folli, con tentativi continui e reiterati di mettere toppe e coprire falle che di fatto hanno aperto crepe e voragini devastanti. Il dissesto non si presta ad opinioni, non dichiarandolo i problemi non spariscono: i problemi restano lì e qualcuno li aveva denunciati per tempo, ma non si è voluto ascoltare. I risultati sono i bilanci squilibrati. 

Bastano poche cifre per vedere come la follia contabile che ha penalizzato la città abbia portato a questa tragedia; 66 pagine di delibera della Corte dei Conti, sono state necessarie per mettere fine alla devastazione dei conti.

Non è un’ opinione, il dissesto: esso è scritto nei numeri e nei fatti di 5 anni di gestione dissennata della finanza pubblica. Intendo ricordare n3 dati che fanno chiarezza sulla gestione dissennata e gravemente colpevole condotta in questi anni:

1.      UN DISAVANZO DI AMMINISTRAZIONE

Che è passato dai 4 milioni del 2007 ai quasi 37 del 2011

2.      UN DISAVANZO DI GESTIONE DI COMPETENZA

Che è passato dai 7 milioni del 2007 ai quasi 20 del 2011

3.      UNO SQUILIBRIO DI PARTE CORRENTE NEL 2011

Di quasi 23 milioni, ossia spese dell’anno molto superiori alle entrate

Non vi è stato controllo di spesa nelle partecipate, contratti di servizio senza copertura, una creatività finanziaria, spiegata qui, in quest’aula con slides, che, per sempio, ha creato un sistema di sconto delle fatture che è un cappio al collo per AMIU. Con il penultimo ragioniere capo la giunta ha autorizzato con delibera tutte le fatture, anche quelle non liquidate. Una tragica serie di indicatori di squilibrio strutturale che ci dicono come la Corte dei Conti abbia  scoperchiato il vaso di Pandora: nei cinque anni precedenti in queste stanze si è dato vita ad una politica alla rovescia…che sembrava uscita da uno dei viaggi di Gulliver:

·        si parlava di grandi eventi e si compivano grandi buchi,

·        si dissertava sulle grandi opere futuristiche e intanto si rubava il futuro ai cittadini,

·        si rappresentava Alessandria come una città anti-ciclica rispetto alla crisi economica mentre si lavorava in modo scellerato al tracollo finanziario,

·        insomma, si sono costruiti enormi castelli di parole, ai quali non corrispondeva alcun fatto.

Tutto questo ha provocato alcuni fatti eclatanti alla base della delibera del giugno scorso, ultima di una serie:

·        l’onta del taglio della luce e del telefono per morosità;

·        le aziende partecipate con crediti verso il Comune di oltre 78 milioni che oggi sono sull’orlo del fallimento;

·        le difficoltà a pagare gli stipendi a fine mese, le difficoltà a pagare i fornitori e fra questi le cooperative sociali di tipo B, con tutto ciò che comporta, in termini di ricaduta sociale;

·        le cessioni di credito (della vostra sciagurata finanza creativa) che limitano o quasi escludono la possibilità di intervento finanziario del Comune;

·        le aziende che da mesi non hanno il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), perché non pagano i contributi ai lavoratori;

·        i decreti per mancato versamento dell’IVA che riguardano Atm;

·        le società, tutte in perdita, per le quali abbiamo provveduto noi alla liquidazione e che invece avrebbero dovuto essere liquidate già da tempo;

·        il decreto ingiuntivo di 9 milioni di Euro del Consorzio Servizi Sociali.

·        L’ingiunzione di pagamento dell’Azienda ospedaliera per 511 mila euro

E la lista potrebbe allungarsi.

Tentativi pacchiani di finanza creativa come i canoni anticipati sulla vendita dell’AMIU ad IREN, oltretutto con grossolani errori sui tempi di assegnazione della concessione (ma come pensava l’ex Sindaco Fabbio, di mettere a bilancio nel 2011 un’entrata  quando ha aggiudicato il servizio di raccolta rifiuti, ancorché in modo provvisorio, il 3 gennaio 2012?)

Qualcuno mi ha fermato e mi ha chiesto: “Perché dobbiamo pagare noi?”: questo è il vero passaggio doloroso, sapere che chi già paga il peso di una crisi internazionale, avrà un peso in più sulle spalle. Ora, dunque, tocca a noi parlare la lingua della verità e dei fatti. E questa lingua implica scelte dolorose e dure. Molti di quelli che non hanno colpe dovranno pagare per colpe non loro. Alessandria è pronta a fare sacrifici, ha capito; ha capito di chi sono le responsabilità. C’è un grave senso di precarietà e di ingiustizia. E questo mi stringe il cuore.

Il dissesto giunge in una fase per il nostro Paese, simile ai tempi di guerra, come ha ammesso ieri il Presidente del Consiglio:

·        la disoccupazione giovanile è al 36,2%

·        quella generale al 19,8%,

·        la cassa integrazione ha coinvolto tra gennaio ed aprile mezzo milione di lavoratori,

·        le aziende – soprattutto quelle piccole -  in larga misura chiudono: è la conseguenza del fatto che il 2012 è per i consumi l’anno più difficile dal dopoguerra ad oggi.

E in questo quadro già compromesso il Comune e gli alessandrini dovranno fare ulteriori grandi sacrifici, che la legge sul dissesto impone, sacrifici di cui devono ringraziare l’ex sindaco Fabbio. Ne cito solo alcuni:

·        gli aumenti Imu e delle altre tariffe (imposte, tasse) obbligatorie per legge,

·        l’impossibilità, divieto, ad assumere mutui per investimenti e manutenzioni della città,

·        il fallimento, forse, di qualche azienda pubblica. E dico forse perché cercheremo con tutte le nostre forze di evitarlo.

·        L’impossibilità per i fornitori di veder riconosciuto il totale ammontare del credito con il Comune.

Voglio provare a vedere oltre, voglio essere ottimista  pensando che insieme, tutti insieme potremo farcela, a partire dalla struttura dell’Ente, per andare a tutti i cittadini, stringendoci tutti insieme in questo momento di grande difficoltà.

Si apre una sfida di enorme complessità, che si può cercare di affrontare solo se tutte le rappresentanze sociali e imprenditoriali sapranno contribuire insieme a noi per cercare di attuare il risanamento finanziario del Comune, senza accrescere gli effetti depressivi sull’economia locale, senza smantellare il modello di protezione sociale realizzato in tanti anni di politiche di welfare sviluppate localmente, che sono state per molto tempo un modello. Supereremo questo momento difficile impegnandoci per dare vita ad opportunità d’innovazione che aiutino gli imprenditori locali, favoriscano la nascita di nuova imprenditoria e promuovano nuova occupazione.

1.      Il ridisegno strutturale del sistema pubblico comunale dovrà rappresentare inevitabilmente il primo passo di questo percorso, ma dovrà essere conseguente ad un’attività di riprogettazione e profonda innovazione;

2.      L’innovazione del modello di welfare community costituirà il secondo tassello di composizione dello scenario in fase di ricostruzione, guai a pensare che in momento di crisi si abbassino i livelli dei servizi a partire dalla riclassificazione delle priorità d’intervento;

3.      Il terzo filone di ricerca dovrà vedere linee di sviluppo urbano alternative rispetto a quelle attuate in questi ultimi anni che hanno determinato il sostanziale depauperamento della città.

Purtroppo la tragica sentenza della Corte dei Conti con cui si accerta la sussistenza del dissesto porta per intero il nome dell’Amministrazione Fabbio.

La città lo ha ormai ampiamente compreso.

Nella vita non si può tornare indietro: ci assumeremo la responsabilità di gestire gli enormi danni arrecati alla nostra comunità da chi ci ha preceduto.

La rabbia è tanta, la preoccupazione toglie il sonno, ma sono consapevole della forza degli alessandrini. E sono certa che ne usciremo insieme, partendo da alcune priorità:

·        Risanare i conti pubblici del Comune, con una gestione rigorosa, ma senza lasciare indietro nessuno ripristinando legittimità e legalità che si sono perse;

·        Ricostruire i legami e sviluppare le relazioni della nostra comunità. Cercando di superare i vincoli che la legge ci imporrà, facendo uno sforzo in termini di impegno e innovazione.

·        Inaugurare una nuova stagione democratica fondata sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, dove gli amministratori non si chiudono  nel “palazzo” ma partecipano intensamente alla vita civica per raccogliere idee e aprirsi alle nuove domande poste alla politica.

Ora siamo in gioco con la passione di chi ci prova e la responsabilità di chi ci crede. Il sentimento di profonda rabbia per quello che è capitato cede il passo alla razionalità.

Io posso fare una solenne promessa, dopo il giuramento di qualche settimana fa: io, la giunta e il consiglio Comunale lavoreremo giorno dopo giorno intensificando se è il caso la presenza, avremo la responsabilità di dire diversi no e tagliare, sapendo che questo avrà dei costi e una ricaduta sociale. Lo facciamo conservando valori di giustizia, di eguaglianza, con la solenne promessa di essere qui ora dopo ora  per contenere al massimo, nel più breve possibile, le conseguenze di questo atto irrinunciabile al quale siamo costretti no per colpa nostra: Il dissesto, infatti, porta il nome di Piercarlo Fabbio: ci rimettiamo in gioco con la passione di chi ci prova e l’entusiasmo di chi ci crede

Insieme potremo farcela.

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