Editore Stefano Venneri, Direttore Responsabile Mario Marchioni

» Cronaca, attualità

Oggi è giovedì, 20 giugno 2013

Gruppo Intesa San Paolo: sciopero il 2 luglio

Gruppo Intesa San Paolo: sciopero il 2 luglio » Cronaca, attualità

30 giugno 2012

Riportiamo il comunicato stampa arrivato in redazione da parte delle delegazioni trattanti Gruppo Intesa Sanpaolo: Dircredito - Fabi - Fiba/Cisl - Fisac/Cgil - Sinfub - Ugl - Uilca.

Le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Intesa Sanpaolo scioperano per l’intera giornata di lunedì 2 luglio e si oppongono in modo deciso alla volontà di Intesa Sanpaolo di annullare tutele e diritti per i lavoratori del Gruppo.

NETTO e FORTE è il NO su:

 - scaricare di nuovo la riduzione dei costi su tutti i lavoratori e lavoratrici, con l’azzeramento di garanzie e tutele dei contratti aziendali.

- procedere alla revisione - mai ufficializzata - del Piano d’Impresa 2011/2013, con McKinsey che pialla banca, lavoratori e gli stessi clienti. La decisione di chiudere 1.000 filiali, per ottenere redditività a breve, è il chiaro esempio di come sacrificare i lavoratori e la prossimità al cliente, fattori vincenti per tutte le banche del Gruppo.

- annullare gli effetti dell’Accordo del 29 luglio 2011 sulle uscite e azzerare le tutele contrattate sulle ricadute del Piano d’Impresa 2011-2013 per chi rimane.

- rinunciare al Fondo di Solidarietà di settore come ammortizzatore sociale, aprendo il varco all’applicazione della Legge 223 sui licenziamenti collettivi, fatto gravissimo in una banca che non è in stato di crisi con un risultato netto di circa 2 mld nel 2011 e la conferma dei dividendi nel 2012.

- cancellare le tutele normative ed economiche aziendali e applicare ai lavoratori interventi pesanti su riduzione di orari non pagata, mobilità, ferie e straordinari.

In una perdurante crisi del Paese e in presenza del fondamentale impegno dei lavoratori del Gruppo Intesa Sanpaolo verso famiglie e imprese, la posizione Aziendale di chiusura alle tutele si pone in netto contrasto con le lavoratrici e lavoratori, peggiorando gravemente il clima aziendale.

La decisione della Banca di tenere in servizio, per effetto del Decreto sugli Esodati, i lavoratori in uscita al Fondo di esuberi del Settore Bancario, non può essere usata come nuovo ricatto per scaricare sui soliti noti, i lavoratori, inaccettabili sacrifici.

Sono ben altri i costi da tagliare: le milionarie spese per consulenze, centinaia di poltrone nei consigli di amministrazione e i compensi stellari dei managers, Consigliere Delegato compreso.

Lo sciopero è contro le decisioni aziendali che sacrificano i diritti dei lavoratori e rappresenta l’avvio di una fase vertenziale che si auspica riconduca al più presto il Gruppo Intesa Sanpaolo sulle posizioni costruttive e di dialogo, in linea ai dichiarati principi sulla Responsabilità Sociale d’Impresa.

Senza una chiara e sostanziale inversione di rotta della Banca, siamo pronti, con il coinvolgimento dei lavoratori, a proseguire la vertenza con ulteriori iniziative di mobilitazione.

"Per la prima volta tutto il Gruppo Intesa San Paolo sciopera per un’intera giornata, il 2 Luglio, e ci aspettiamo un’adesione pressoché totale con la chiusura delle filiali della Provincia".

Così Marta Mancuso, della segreteria provinciale e regionale della Fiba Cisl, (Federazione Bancari e Assicurativi) che spiega: "Le motivazioni sono semplici, seppur in un contesto che sappiamo essere complesso e difficile. L’azienda vuole trasferire totalmente sui dipendenti i maggiori oneri derivanti dalla Riforma Fornero, che ha di fatto vanificato i previsti risparmi di 250 milioni di Euro che si sarebbero ottenuti con un precedente accordo sugli esuberi".

Quest’ultimo è stato firmato il 29 luglio del 2011, quando il Ministro Fornero era vice presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa San Paolo.

"L’obiettivo – precisa – resta effettuare questi risparmi riducendo completamente gli accordi aziendali, richiedendo la sospensione dell’attività, cioè a casa qualche giorno senza stipendio, e chiudendo 1000 sportelli; praticamente tutto l’onere del precedente piano industriale è a carico dei soli dipendenti".

In provincia di Alessandria sono 44 i punti operativi interessati, che occupano più di 400 dipendenti.

"Non possiamo accettare questa impostazione da un Gruppo solido e ben patrimonializzato, che deve ripartire i tagli iniziando dall’alto e cioè ad esempio dai 189 posti nei vari consigli di amministrazione, dagli stratosferici stipendi del Top management o dalle consulenze milionarie. Non è demagogia, ma in un momento di sacrifici tutti devono assumersi le proprie responsabilità e non, con semplici colpi di spugna, far pagare sempre gli ultimi".

 

 

 

 

 

 

 

Prot 5/’09 US Alessandria, 09 ottobre 2009

» Crea un commento




  • Leave this field empty

Newsletter

  • Leave this field empty