Editore Stefano Venneri, Direttore Responsabile Mario Marchioni

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Oggi è domenica, 26 maggio 2013

Storie vere sotto l’ombrellone

Storie vere sotto l’ombrellone » Il racconto del mese

07 luglio 2010

Lo stabilimento è al completo. Il cartello ben sistemato sul bancone, fa capire agli eventuali nuovi clienti che non vi sono più ombrelloni liberi. Beh, niente male per i proprietari, considerato il fatto che quell’agosto è assai avaro di sole e che il mare, sempre grosso, non invita certo, a fare il bagno. I bagnanti, sonnecchiano sui loro lettini, semi-nascosti dai grossi ombrelloni bicolori. Ma qualcuno si ribella a quello stato apatico che trasforma la tranquillità in noia. Sono generalmente le donne di mezza età che, vicine di ombrellone, comunicano tra loro raccontandosi dei propri malanni, delle prodezze dei propri nipoti, delle conserve che le attendono al loro ritorno a casa, dei loro amori passati… I ricordi di Giuly - Non capisco dov’è finita Giuliana – esclama Laura guardando verso il mare. Non mi pare sia andata a fare il bagno.. .- - Figurati, non è andata certamente! Ma dove sia finita non lo so. – Silvia si è alzata dalla sua sdraio e sta guardando verso l’ingresso dello stabilimento. Ecco, l’ha vista. La sua vicina d’ombrellone, nonché amica, ormai, da anni, è accanto al grande lavello di granito che sovrasta la doccia. Il suo atteggiamento è strano. E’ impalata, innaturale. Il suo volto è arrossato. Nonostante le sia lontana, Silvia nota la sua espressione stravolta. - Silvia si sbraccia. La chiama. Giuliana fa sì con la testa, raggiunge le due amiche arrancando faticosamente sulla sabbia. - Ma... cos’è successo? Giuly ti senti male? – Anche Laura si alza dalla sdraio e va incontro all’amica. Sei rossa come un pomodoro.. e hai gli occhi pesti! – - Giuly annuisce. – E’ passato… adesso – dice. E’ tutto passato… ma sono stata male…ho avuto un mancamento, però non sono tornata a casa.. non me la sono sentita! Mi è successa una cosa… una cosa! Una cosa incredibile! – A quelle parole si lascia cadere con un tonfo sul lettino. - Per poco non lo sfondi! – esclama spontanea e poco irriverente Silvia! - Non vi ho mai nascosto che prima di sposarmi, prima di avere Sonia, mia figlia…ho avuto un bambino. Avevo 17 anni….era un mio compagno di scuola, ‘’il primo amore’’. Ero cotta di lui… uscivo di casa presto per incontrarlo fuori dalla classe.. ma fra noi non poteva esserci più di qualche bacio rubato in fretta, dietro l’angolo dell’edificio scolastico. Per i miei genitori, dovevo pensare solo a studiare. Non ammettevano che potessi avere un ‘’filarino’’… - ero troppo giovane. Non mi avevano messo in guardia dagli eventuali rischi in cui possono incorrere due ragazzi che si amano. Ci mancava poco che non credessi ancora alla cicogna… - E, una sera…. Era Ferragosto… Walter, il mo ragazzo mi ha portata con altri amici su una spiaggia. Avevamo acceso un bel fuoco… eravamo tre coppie….ero così contenta di quell’improvvisa libertà che ero riuscita a strappare ai miei genitori! Ascoltavamo la musica al chiaro di luna… ballavamo, stretti stretti… lontano da sguardi indiscreti Il resto… non ve lo racconto. Potete immaginare com’è andata a finire. Due mesi dopo… ho capito che ero incinta. – Giuly smette di parlare per qualche istante. Nella sua mente il ricordo vivo di quei giorni lontani. La paura tremenda di doverlo dire ai genitori… la delusione e la paura nel vedere l’espressione spaurita sul volto del suo ragazzo….che, alla notizia, aveva balbettato come un bimbo e che si era, poi, eclissato per giorni e giorni. Addirittura, si era assentato da scuola. La consapevolezza in lei che, se voleva tenere quel bimbo, doveva cavarsela da sola. - Silvia sorride commossa. Tanta tenerezza per quella piccola amica ormai sessantenne… graziosa, nonostante i suoi anni. Dolce e simpatica. Profondamente buona. Limpida come acqua di fonte. - Walter poi è tornato… a cercarmi. – prosegue Giuliana – Era imbarazzato… mi diceva che aveva parlato con i suoi genitori.. che non erano proprio contenti si sposasse con me…che, se volevo tenere il bambino, sarebbe stato compito mio. - Non ho mai pensato di abortire…e mio figlio è stato la gioia della mia vita. – Giuly si passa una mano sul volto accaldato. I suoi occhi sono pieni di lacrime. Non riesce proprio a trattenerle. Il vulcano dei ricordi l’ha ormai travolta. - E intanto Walter continuava a venirmi a cercare... – riprende - nonostante la mia pancia che si faceva sempre più rotonda…Io non riuscivo a odiarlo…ad evitarlo… mi piaceva sempre purtroppo… e gli davo retta… poi è nato il bambino. I miei genitori mi hanno aiutata a crescerlo… e sono stati, per Marco, due nonni meravigliosi. Ma… Walter andava e veniva dalla mia casa…come se nulla fosse. Non degnava di uno sguardo suo figlio. Era una situazione insostenibile. Mio padre, un giorno mi disse che gli era capitata una buona occasione di lavoro in una città del Piemonte. Che dovevamo partire…per il nostro bene, soprattutto per quello del bambino.. vista la situazione assurda che si era venuta a creare. Era giusto. Dovevo dare a Marco tranquillità e stabilità. Quel bel ragazzo che mi girava ancora attorno.. senza il coraggio delle sue azioni, doveva sparire dalla mia vita. Per sempre. Che coraggio… allora! Come lo amavo nonostante tutto quello che era successo! · E.. così il trasferimento. Gli anni sono passati in fretta. Ho dato a Marco tutto ciò che era in mio potere ed è stato un bambino spensierato e poi un ragazzo serio e felice. In tutti quegli anni… Walter non si è mai fatto vivo. Non una telefonata… una cartolina. Un saluto per suo figlio… Dentro di me, dopo l’amore, l’odio…ma come poteva essersi completamente scordato di avere un figlio? · In seguito…. Quando venivo qui in vacanza, ho sempre temuto di incontrarlo… non riuscivo ad immaginarmi come avrei reagito se lo avessi rivisto qui, nella nostra città natale…poiché.. ben sapete che io, da ragazza abitavo in questa piccola cittadina di mare in cui sono sempre venuta a trascorrere le mie ferie. Non avrei potuto andare altrove… ho cugini e zii qui, che volevo rivedere, almeno una volta l’anno. - Non mi dire che oggi l’hai rivisto! - Silvia esclama - Sarebbe il colmo! - - Giuly sgrana i suoi dolcissimi occhi ambrati. – Aspetta – dice. Finisco la mia storia…. Marco non mi aveva mai chiesto di suo padre… poi, improvvisamente un po’ di anni fa, si è messo in testa di conoscerlo. Non potevo oppormi.. è venuto qui, al mare, e lo ha incontrato. Quando è ritornato a casa mi ha detto: ‘’mamma, hai avuto ragione di tutto, il mo padre biologico, è proprio uno che vale niente! Gli ho detto che improvvisamente mi era venuta la voglia di vedere la faccia del mio padre biologico… che sono sposato e che ho due figli. Però L’unico uomo che riconosco come mio padre è Antonio! A lui voglio davvero bene! - Mi ero sposata infatti…Antonio era mio marito, ha fatto da padre a Marco. - - Vieni al dunque Giuly – esclama Laura impaziente… ma perché oggi sei così stravolta? Lo hai incontrato? Dopo 43.. anni? Non me lo dire…! – - Giuly annuisce e non può trattenere le lacrime. – Sono sconvolta. Voi non potete neppure immaginare… quello che ho provato! Voi non potete credere….Tutti i ricordi d’allora, tutto il dolore.. l’affanno, l’inutile attesa… il rancore… il mio amore buttato via per uno che non ne era degno..…sono venuti a galla. Mi stanno soffocando! – Giuly si interrompe. Respira forte. Silvia e Laura non le prestano più attenzione. Il galante bagnino dello stabilimento accanto, che conoscono da sempre e che lavora in società con quello del loro stabilimento, si è rivolto a Laura con voce mielosa – gentili e belle signore… chiudo gli ombrelloni… c’è una probabile tromba d’aria in arrivo… - - Silvia si alza di colpo. – Per carità… me ne vado subito via! Che paura! – - Ciao – dice il bagnino guardando Giuly – Guarda i casi della vita… ci siamo incontrati oggi dopo 43 anni ed ora… di nuovo!– - - Già… ma guarda… il caso! - Esclama Silvia ironica, a bassa voce! Due più due fa quattro. Matematico. Ormai aveva capito tutto. - Giuly annaspa. Il suo volto perde l’espressione dolce di sempre. Ancora bufera nell’anima. Quello scherzo di vita… ora durava troppo a lungo! . - Riesce a mormorare: - Non solo… sono dieci anni che vengo in questo stabilimento… vedendoti andare avanti e indietro, e non guardandoti mai bene in viso… non ho mai pensato che potevi essere tu … Walter. Sei cambiato… - - Silvia e Laura guardano attonite e curiose il bagnino che conoscono dal giorno in cui hanno scelto, per le loro vacanze, quello stabilimento. Non si poteva non averlo notato… era galante, aitante… anche se il suo volto, ancora piacente, era fortemente segnato dalle rughe. - Walter, ex ferroviere, bagnino da dieci anni per passione, non toglie gli occhi di dosso a Giuly. – Invece tu sei come allora, qualche chilo di troppo, questo sì… – dice poco riverente. Eri magra come una scopa!! – e poi rivolto a Silvia e a Laura. – Io e questa signora… ci conosciamo da quando eravamo ragazzi! - Le due amiche annuiscono con cipiglio, colme di solidarietà per l’amica. Nessuna di loro pensa più alla tromba d’aria che può sopraggiungere da un momento all’altro. Giuly non riesce ancora a nascondere la sua agitazione. - Ora devo andare – dice rivolta alle amiche –Mi pare che qui si debba ‘’sloggiare’’ in fretta….Venite con me? – - Laura e Silvia sono già in piedi accanto a lei. Vicine spiritualmente come mai prima d’ora. Tutte e tre guardano il bagnino Walter con cipiglio. Raccolgono sveltamente la loro sacca da mare e, con un saluto a labbra strette, se ne vanno veloci verso la scala che dallo stabilimento conduce in strada. Il bagnino Walter sospira. Pensa malinconicamente a suo figlio, a quel bimbo che ha rifiutato… e che ora è adulto e padre, a sua volta, di due ragazzini… suoi nipoti…! Prova ad immaginarseli! Assomigliano anche un po’ a lui? Non ha nessun diritto.. di pensare ai suoi nipoti… biologici. Capisce, forse per la prima volta, che ognuno è pienamente responsabile delle proprie azioni, delle proprie scelte di vita. – Peccato, però…la sua vita avrebbe potuto andare ben diversamente… e ora, forse, non si sarebbe trovato da solo.– Alza le spalle impotente. Inutile rimpiangere… così è e va la vita. Ma ora si deve sbrigare. Gli rimangono da chiudere ancora una quindicina di ombrelloni prima di quella ipotetica tromba d’aria. (Ogni riferimento a luoghi e persone è puramente casuale)

di: di Renata Brualdi
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