Ad Alessandria ‘lo scempio’ continua…
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23 dicembre 2009
La Grande Storia non ha toccato la nostra città se non di striscio e per sfregiarla: le bombe della Seconda Guerra Mondale le ricordano in molti. La storia è però fatta anche da piccoli episodi che lasciano simboli in grado di consolidare l’identità di una città e, se questa non ha grandi e preziosi monumenti, deve tenersi cari i piccoli ma preziosissimi simboli che la storia minore le ha donato. Questo ragionamento mi sembra scontato, quasi banale. Evidentemente così non è per coloro che amministrano questa città: nel tempo e sotto diversi colori politici, abbiamo visto cancellare la ciminiera di Borsalino, abbandonare a se stessa Santa Maria di Castello, la quale, benchè restaurata è in costante pericolo e non è valorizzata affatto, in un blitz agostano abbiamo visto sparire il ponte della Cittadella e, ultimo spregio, il Comune propone l’idea di un parcheggio nel fossato della fortezza. Abbattere e cementificare sono le parole d’ordine dei politici di questa amministrazione che non ha sostituito NESSUNO degli alberi caduti per la neve dello scorso inverno e che ha schiantato tre splendidi e sanissimi platani davanti al Palazzetto dello sport per costruire una rotonda della cui utilità si può discutere parecchio. "Più cemento meno verde" è lo slogan di moda, "più auto meno alberi" e la città è strangolata dallo smog e precipita nelle classifiche del Sole 24 ore. All’inizio parlavo di simboli: anche gli alberi sono simboli preziosi per una città mediocre come Alessandria che ogni giorno perde un po’ di personalità in cambio di opere scialbe, povere di senso, prive di bellezza, ricche solo di cemento. E allora mi chiedo: che fine farà il platano di Napoleone? Roberta Oddone – Alessandria
