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Ad Alessandria stadio sempre più vuoto, interesse dei tifosi solo ‘sulla carta’

Ad Alessandria stadio sempre più vuoto, interesse dei tifosi solo ‘sulla carta’ » Sassolini nella scarpa

05 ottobre 2010

Il titolo di questa canzone dei primi anni ’40 diventa anche il titolo di questa nuova rubrica, alla quale non mancheranno certamente gli argomenti, perché è risaputo che anche se riesci a toglierlo, il sassolino nella scarpa, inspiegabilmente e misteriosamente, lo trovi dopo poche ore, oppure se sei fortunato, dopo pochi giorni. E non serve cambiare la scarpa, perché i sassolini si infilano in qualsiasi scarpa, di qualsiasi forma e misura. A volte abbiamo anche l’impressione che qualcuno provveda ad infilarlo di nascosto oppure che si impegni per ‘caricarlo a bordo’… Inizio questa rubrica con un argomento di attualità: il continuo calo di spettatori allo stadio (al quale unisco anche le sale cinematografiche), che per il sottoscritto, tifoso di fede grigia da oltre 45 anni, è diventato proprio un ‘sassolino nella scarpa’ da togliere. Ecco, fatto... Stadio sempre più vuoto, interesse dei tifosi solo ‘sulla carta’ L’Alessandria è in Prima divisione, ovvero la vecchia C1. E’ in questa prestigiosa categoria da due stagioni e tutto sommato il profitto della squadra (sia nello scorso campionato, sia in queste prime gare del 2010 2011) è più che positivo. Sarà opportuno fare una premessa: la C1 (ora Prima Divisione), soprattutto dopo il fallimento della società grigia avvenuto nell’agosto del 2003, ma anche fino a poco tempo fa, rappresentava solo un bel sogno. Certo, non è vietato sognare, anzi, ma tornando solo a pochi mesi fa (giugno 2010 n.d.r.), dopo la rinuncia da parte del presidente Bianchi (al quale nessuno può togliere il merito di aver portato la squadra dai Dilettanti alla Prima Divisione dopo solo due campionati), con una gestione che si è dimostrata deficitaria e con diversi debiti verso erario e fornitori, solo pensare di poter rimanere in questa categoria o addirittura di trovarsi in testa alla classifica dopo sette giornate, a pari della temibile Spal, con lo stesso ruolino di marcia (4 gare vinte, 2 pareggiate, 1 persa) era proprio un sogno quasi vietato, forse anche un po’ folle! La premessa serve per poter parlare dello scarso pubblico presente sugli spalti dello stadio Moccagatta di Alessandria nelle prime gare disputate in questo inizio di campionato: circa 2200 per Alessandria-Cremonese ed altrettanti per la gara giocata contro il Como, scesi invece a 1400 per Alessandria-Gubbio. Mi rendo conto che i tempi sono cambiati e stanno cambiando in modo vertiginoso anche (e non solo) nel calcio, che è impossibile avere una presenza numerica pari a quella toccata abitualmente nei campionati degli anni ’80 (ad esempi il campionato che aveva visto il ritorno di Dino Ballacci alla guida tecnica della squadra), dove si toccava la quota al di sotto delle 3mila unità solo nelle gare che venivano giocate dopo aver spalato neve durante la notte di sabato e la domenica mattina, con punte di quasi 8mila nelle gare più importanti (ad esempio contro Reggiana e Livorno), oppure nei campionati degli anni ‘90 (per intenderci, quelli che vedevano alla guida il compianto Gino Amisano), sempre contro squadre di vertice come Livorno (sempre la squadra amaranto), Lucchese (allenata da Orrico e che si guadagnò la promozione proprio al ‘Mocca’) e Prato, ma pur ammettendo il cambiamento avvenuto e in corso, non si può scendere addirittura al di sotto delle 1400 unità, in giornate con un clima gradevole e molte volte senza la concorrenza della massima serie. Quando arriveranno le giornate piovose o peggio ancora quelle con termometro sottozero, quanti saranno sugli spalti del glorioso Moccagatta, a seguire ed applaudire le giocate di questi ragazzi? Tutti si sono accorti che qualcosa sta cambiando, radicalmente, nelle abitudini dei tifosi e va anche messo in bilancio il ‘cambio generazionale’ che è avvenuto e sta avvenendo in una parte della tifoseria più calda ed appassionata. Parliamoci chiaro, il calo davvero notevole, rapportato alle ‘gesta’ dei ragazzi in maglia grigia ed ovviamente alla posizione di classifica ed alle aspettative dei ‘veri’ tifosi’ non può essere giustificato con la ‘tessera del tifoso’ e neppure con la crisi economica che stiamo ancora attraversando. Bisogna quindi prendere atto (presidente Veltroni in primis, il quale ha creduto nel blasone della società sportiva, ma anche nella città), che in una campionato di Prima Divisione, iniziato davvero nel modo giusto, i ‘veri’ tifosi di fede grigia sono solo 400 (gli attuali abbonati) e che gli altri tifosi e sportivi che decidono ogni domenica di pagare il biglietto non superano il migliaio? Mi auguro proprio di no! Il Presidente della Triestina alcune settimane or sono ha posizionato un enorme striscione con le foto di finti spettatori nel settore nelle gradinate centrali dello stadio ‘Nereo Rocco’, per colmare l’enorme vuoto che si registra in ogni partita, ma per Alessandria non è neppure una novità: aveva già provveduto in tal modo il duo Fabbio-Repetto’ (sindaco e presidente gruppo Amag), per nascondere i lavori che stavano realizzando nella nuova gradinata nord del Moccagatta, ma sarebbe imperdonabile dover ripetere questo gesto anche per il resto del campionato. Ormai è diventata una cattiva abitudine quella di abbandonare distinti e gradinate per vedere le partite nel proprio salotto ’ovattato’, al caldo, in pantofole e naturalmente fedeli allo slogan fantozziano ‘birra e rutto libero’, ma anche abbandonare le sale cinematografiche, per veder sul piccolo schermo di un televisone un film (magari anche ‘tarocchato’ oppure scaricato illegalmente da internet). Una scelta che personalmente non condivido in alcun modo, ma la realtà ormai è questa: circa 1200 spettatori allo stadio Moccagatta (come viene riportato dai tabelloni su ogni giornale) e poche decine di persone alla prima uscita di un film in una sala del centro di Alessandria (testimone oculare il sottoscritto, che ha l’abitudine ed il piacere di andare almeno una volta alla settimana a vedere un film sul grande schermo di una sala cinematografica n.d.r.). Si tratta certamente di un evidente cambiamento “culturale” che porta ad una visione sempre più artificiale e quindi meno reale del mondo del pallone e del cinema a grande schermo. Ma sono anche due aspetti leggermente diversi: mentre è difficile smuovere persone da casa, che magari hanno raggiunto la propria abitazione dopo una pesante giornata di lavoro e dopo aver parcheggiato l’auto in garage per andare poi al cinema alle 20 oppure alle 22,30), ma non dovrebbe invece essere difficile stimolare un tifoso o anche solo un appassionato di calcio, a scollarsi dalla poltrona per andare a vedere allo stadio una partita, anzi ‘la partita’ della squadra del cuore e comunque della squadra che rappresenta, in questo caso più che degnamente, la propria città. Forza amici, non state incollati ad una poltrona di casa, ma andate a sedervi su un (comodo) seggiolino dello stadio ‘Moccagatta’ e lasciatevi scappare ogni tanto un sano e forte ‘forza grigi!”. Breve storia di una fortunata canzone Ho un sassolino nella scarpa ahi che mi fa tanto, tanto male, ahi batto il piede in su, lo batto in giù giro e mi rigiro, sembro Belzebù! …questo era il ritornello iniziale della canzone ”Ho un sassolino nella scarpa“, scritta nel 1943. Appartiene al filone umoristico ed a quel genere di canzoni in cui i versi erano soltanto un pretesto per meglio servire la musica. Fu scritta dai fratelli Fernando e Marcello Valci, che si divisero rispettivamente (e fraternamente) strofa e ritornello. Fu lanciata alla radio da Lucia Mannucci (che non faceva ancora parte del Quartetto Cetra), ma in seguito divenne un cavallo di battaglia di Natalino Otto, che ne diede una versione davvero superba in puro stile ‘dixieland’, accompagnato in quella occasione dall’orchestra diretta dal maestro e fisarmonicista Gorni Kramer. E’ stata anche riproposta in modo eccellente da Nicola Arigliano ed inserita da Mina in un LP pubblicato ad inizio degli anni ’80.

di: di Mario Marchioni
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