In Monferrato Coppi non è un nome da lapide o da museo, è una salita, una curva, un tratto di provinciale con poco traffico. Se vai in bici e ami la cultura sportiva, qui capisci subito che certe storie non restano nei libri: restano nell’asfalto.
Qui non si viene solo per guardare. Si viene per capire da dove è partita una storia che ha segnato il ciclismo italiano e per misurarsi, almeno per qualche chilometro, con le stesse strade che l’hanno costruita.
Castellania Coppi: il paese che non ha mai smesso di parlarne
Il punto da cui partire è semplice: Castellania Coppi, provincia di Alessandria. Non è solo un omaggio nel cartello all’ingresso. È un paese che vive addosso al “Campionissimo”, nel bene e nel limite delle cose che diventano simbolo.
La casa natale di Fausto Coppi (e del fratello Serse) oggi è un museo. Ci entri e trovi fotografie, memoria, racconti. Ma la parte più vera spesso è fuori: una passeggiata tra le vie, con le gigantografie sui muri che ti buttano davanti scene e momenti che hai visto mille volte sui giornali sportivi o nei documentari, e che qui tornano quasi quotidiani.
Poco lontano c’è anche il mausoleo dei fratelli Coppi. È un luogo che alcuni vivono come rito, altri come tappa culturale. In entrambi i casi fa effetto, perché mette ordine tra mito e persona.
E poi c’è la statua in bronzo di Coppi, quella realizzata per le Olimpiadi di Roma 1960: un pezzo di storia sportiva che si ritrova in un contesto piccolo, quasi domestico. È un contrasto che funziona.
Se hai presente il Giro d’Italia come narrazione, qui lo ritrovi anche nei dettagli: da Castellania è partita una tappa del Giro 2017 e in paese è rimasta una grande bicicletta rosa visibile in via Marconi. Sembra una cosa turistica, sì, però ricorda che certe strade continuano a essere “ciclismo” anche quando non c’è la corsa.
Il circuito Coppi: una pedalata vera, non una passerella
Se vuoi passare dal racconto alla bici, c’è un itinerario che ha un senso concreto: il circuito ciclabile dedicato a Fausto e Serse. È su asfalto e parte vicino al centro sportivo di Carbonara Scrivia. Non è una ciclabile da cartolina sempre e solo protetta: a tratti si scorre su ciclabile, a tratti si entra su strade provinciali con traffico in genere contenuto. Qui serve attenzione, non eroismo.
Dal via si va verso Villaromagnano e Costa Vescovato. Poi la ciclabile finisce e si continua su provinciale: è un cambio netto, che però racconta anche il territorio com’è davvero.
Arrivando al Passo Coppi trovi il bivio per Castellania Coppi. Se prosegui sulla SP 134 sali ancora un po’ fino al Bric delle Streghe, e da lì inizia una lunga fase più scorrevole, spesso in discesa, passando per Paderna e Spineto Scrivia fino a chiudere l’anello.
È un percorso che puoi fare con l’idea dell’allenamento, ma anche con l’idea della cultura sportiva: fermarti, guardare, collegare i nomi. Il punto è che non pedali “come Coppi”. Pedali dove Coppi ha imparato a diventare Coppi. È diverso.
Perché il Monferrato funziona per chi ama la bici
Il Monferrato è pieno di colline e strade che cambiano ritmo. Non è montagna pura e non è pianura piatta: è quel terreno dove ti diverti perché ogni chilometro ha una sfumatura. Ti trovi tratti facili, poi una rampa che ti sorprende, poi un falso piano dove ti accorgi che stai spingendo più del previsto.
Per una famiglia può essere una gita scelta bene, senza cercare per forza dislivelli impossibili. Per un amatore allenato è un modo per fare lavoro senza andare a caccia della salita “famosa” a tutti i costi. E per chi è innamorato delle storie dello sport, la differenza è che qui la memoria è attaccata ai luoghi: non è solo celebrazione. È geografia.
Coppi oggi rimane un mito, certo. Ma quando ti ritrovi su queste strade capisci anche l’altra faccia: il mito nasce da cose normali ripetute mille volte, da giornate uguali tra loro, da una provincia che non promette niente e però ti costruisce. Non è detto che questa pedalata ti “cambi”. Però ti resta addosso. E spesso basta.
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