Sessanta ettari di storia militare a forma di stella. Dove il tricolore italiano sventolò per la prima volta
Quando la vedrai dall’alto capirai perché la chiamano fortezza stellata. La Cittadella Alessandria disegna un esagono perfetto sulla sponda sinistra del Tanaro, con sei bastioni che si protendono come punte di una stella. Sessanta ettari di mattoni, pietra e terra che raccontano tre secoli di storia.
È tra le meglio conservate del XVIII secolo rimaste in Europa. L’unica costruita dai Savoia ancora intatta nel suo contesto originario, senza palazzi che l’accalcano. La spianata davanti ai bastioni è libera come tre secoli fa.
Quando i Savoia decisero di blindare il Piemonte
1713, Trattato di Utrecht. La Spagna cede Alessandria ai Savoia. Vittorio Amedeo II capisce subito: quella città sta sulla Strada di Fiandra, l’autostrada militare che collegava Genova ai Paesi Bassi.
Nel 1728 stanzia 421.642 lire per costruire una fortezza Alessandria. L’incarico va a Giuseppe Ignazio Bertola, ingegnere militare reduce dall’assedio di Torino del 1706. La Cittadella nasce dalle lezioni apprese sotto il fuoco nemico.
I lavori iniziano nel 1732, durano quindici anni. Il vecchio quartiere di Borgoglio viene raso al suolo. Gli abitanti cacciati oltre le mura. La fortezza si mangia il quartiere: al suo posto crescono caserme, magazzini, polveriere.
Architettura che spaventa ancora oggi
Sei fronti bastionati collegati da cortine rettilinee. Muri spessi oltre due metri. Volte a prova di cannone. Gallerie sotterranee che corrono per chilometri. Fossati profondi allagati con le acque del Tanaro.
L’esagono funziona secondo la logica militare del tempo: nessun punto cieco. Da ogni bastione copri col fuoco i fianchi degli altri. Se il nemico attacca riceve il fuoco da tre direzioni. La geometria diventa arma.
Al centro, la Piazza d’Armi. Cortile alberato circondato dagli edifici militari. Palazzo del Governatore, caserme, quartieri ufficiali. Nel periodo di massima efficienza ospitava oltre 10.000 uomini.
Si entra dalla Porta Reale, l’unico accesso. Un ponte attraversa il fossato e ti ritrovi dentro questo mondo militare conservato. I camminamenti sui bastioni sono integri. Puoi salirci e avere la vista che avevano le sentinelle nel 1740.
Le battaglie che ha visto
Prima prova del fuoco: 1745, Guerra di Successione Austriaca. La fortezza è incompleta, poco armata. Truppe franco-spagnole la assediano per sette mesi. Resiste. Nel 1799 arrivano gli austro-russi del generale Suvorov. Tre giorni di bombardamenti, la Cittadella cade.
Poi arriva Napoleone. Il condottiero guarda quella fortezza e capisce: questa vale più di tutte le altre. Ordina la demolizione di Cuneo, Tortona, Ceva. La fortezza Alessandria va ingrandita, modernizzata, trasformata nella maggiore opera difensiva francese in Italia.
Con la caduta dell’Impero torna ai Savoia. E qui succede qualcosa che cambia la storia.

Umberto II di Savoia ad Alessandria – Collezione di Tony Frisina – Alessandria
Il tricolore sventola per la prima volta
10 marzo 1821. I soldati della guarnigione piemontese si ammutinano. Si impossessano della fortezza. Sul bastione più alto il tenente colonnello Guglielmo Ansaldi issa una bandiera: verde, bianco e rosso. È la prima volta nella storia d’Italia che il tricolore sventola su una fortificazione italiana.
L’insurrezione dilaga in Piemonte. Gli austriaci intervengono, la reprimono a fine aprile. Ma quell’immagine resta: il tricolore che ondeggia sui bastioni della Cittadella. Quel gesto segna l’inizio del Risorgimento piemontese.
Visitare la Cittadella oggi
Il Ministero della Difesa l’ha dismessa nel 2007. Dal 2016 è passata alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio. La Soprintendenza ha spostato i suoi uffici nella ex Caserma Pasubio, uno degli edifici storici all’interno. E ha aperto le porte ai visitatori.
Orari: La Cittadella è visitabile liberamente dalle 9 alle 18 tutti i giorni. Ingresso gratuito. Puoi girare per i bastioni, nei cortili, lungo le mura. Il FAI (Fondo Ambiente Italiano) organizza visite guidate nei weekend: sabato dalle 14 alle 18, domenica dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. La visita dura 30 minuti, parte dalla Porta Reale, tocca i punti chiave del complesso.
Come arrivare: Dalla stazione di Alessandria sono 2,5 chilometri. Puoi prendere l’autobus linea 1 o 2, scendere al ponte sul Tanaro e attraversare a piedi. In auto segui le indicazioni per “Cittadella” – c’è parcheggio gratuito fuori dalle mura. Il ponte pedonale progettato da Richard Meier collega il centro alla fortezza attraversando il Tanaro, è spettacolare soprattutto al tramonto.
Percorsi consigliati
Percorso breve (1 ora): Entra dalla Porta Reale, attraversa la Piazza d’Armi, sali sul Bastione Sant’Antonio (quello dove sventolò il tricolore). Da lassù la vista spazia su Alessandria e le Prealpi. Scendi, visita le gallerie sotterranee aperte al pubblico. Esci facendo il giro completo delle mura esterne lungo il fossato.
Percorso completo (3 ore): Aggiungi la visita alle caserme storiche, al Palazzo del Governatore, alle polveriere. Il piccolo museo all’interno della Caserma Pasubio espone uniformi, armi, documenti. Percorri tutta la rete di gallerie accessibili – portati una giacca, sotto terra fa fresco anche d’estate.
Percorso fotografico: Alba o tramonto sui bastioni. La luce radente esalta la geometria della stella. Il punto migliore è il Bastione San Michele, quello che guarda verso il centro città. Da lì la prospettiva abbraccia l’intera fortezza.
Eventi e manifestazioni
Estate: concerti nella Piazza d’Armi. Teatro sotto le stelle tra i bastioni. Settembre: Alecomics, il festival del fumetto che trasforma la fortezza in una convention di cosplayer e disegnatori. Rievocazioni storiche a marzo per l’anniversario del tricolore.
Cittadella candidata UNESCO
Dal 2006 la Cittadella Alessandria è nella Tentative List UNESCO, candidata a diventare Patrimonio dell’Umanità insieme ad altre fortificazioni sabaude. Il problema è il degrado: anni di abbandono hanno lasciato il segno. Il FAI ha lanciato campagne di raccolta fondi, il Ministero stanziato contributi. I lavori procedono.
Chi visita oggi vede una fortezza in transizione. Parti restaurate accanto a edifici da recuperare. Ma questo è anche il suo fascino: non è un museo sterile, è un monumento vivo.








