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Nel libro ‘Di che cosa ci siamo nutriti’, i ricordi di fanciullo legati al cibo, in particolare quelli della nonna

libro
libro-inalessandria.it

25 maggio 2011

Il termine nutrire, per lo scrittore, ha un significato ben più ampio del valore attribuito dal vocabolario Zingarelli, seppure sia uno dei più autorevoli. Mario Mantelli, consapevole della flessibilità linguistica nonché del gioco di parole, ha saputo cogliere nel suo libro: Di che cosa ci siamo nutriti, tutte le pieghe del vocabolo, includendo nel significato gli affetti della famiglia, l’amore per gli oggetti quotidiani, direttamente o indirettamente, per un verso o per l’altro, indiscutibilmente legati all’alimentazione, con aspetti sorprendenti. Le duecento ventidue pagine si presentano come un percorso, indietro nel tempo, indicando fra un aneddoto e l’altro, dov’è nato il marocchino; quella bevanda fatta apposta per accompagnare le colazioni. È nato in Alessandria! È nato In un angolo di città in cui, nei tempi andati, pare esistesse un locale pubblico chiamato MAROCCO, oppure dal colore della fascia interna del cappello, così come pone in dubbio l’autore. Insomma si tratta di individuare l’origine di quel latte – caffè, molto speciale, gustato la prima volta, fra Tanaro e Bormida, preparato in quel bicchiere di vetro, con il manico di metallo, pinzato alla base, a cui è stato dedicato l’intero settimo capitolo del testo. Gli aneddoti, gli eventi vissuti sono tanti, intersecati gli uni con gli altri, attraverso una piacevole lettura, confortata da uno stile scorrevole, di facile comprensione. Le frasi abbracciano minuziose descrizioni: dalla preparazione degli agnolotti, agli oggetti di casa, dalle forme indefinite, eppure con la loro specifica funzione, ciascuna con un proprio colore. Il libro è corredato da appropriate fotografie, in bianco/nero, probabilmente un’oculata scelta editoriale, proprio per valorizzare i contenuti, per evidenziare quel tempo sì ben descritto, quando la macchina fotografica non conosceva ancora il colore, specchio di un passato felice, irripetibile. Marco Grassano rivela, nella sua prefazione, le aspettative del lettore, celando quelle piccole chicche nascoste, ben evidenti durante la lettura. La stampa è curata con la consueta professionalità de I Grafismi di Boccassi, disponibile presso l’editore.

di: (Franco Montaldo)

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