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Dal Piemonte al palco dell’Ariston: i cantanti piemontesi che hanno fatto la storia di Sanremo

palco Ariston Sanremo con stemma del Piemonte
Il Piemonte e il legame con il Festival di Sanremo - inalessandria.it

Con l’inizio del tanto atteso evento annuale del Festival di Sanremo, vale la pena fermarsi un momento e guardare indietro. Il Piemonte, da oltre settant’anni, è una presenza costante sul palco dell’Ariston. Non una comparsa occasionale, ma una traccia continua che attraversa generazioni, generi musicali e stagioni artistiche molto diverse tra loro.

Dalla prima edizione del 1951 fino agli artisti più recenti, il legame tra il territorio piemontese e il Festival è rimasto solido. A volte è stato un trampolino, altre una parentesi, in alcuni casi un momento che ha cambiato per sempre la storia della musica italiana.

I pionieri piemontesi delle prime edizioni

Già nel 1951, nella primissima edizione ospitata al Casinò di Sanremo, erano presenti artisti piemontesi. Il Duo Fasano, formato dalle gemelle torinesi Dina e Delfina, salì sul palco inaugurando una lunga tradizione. Tornarono negli anni successivi, costruendo una carriera che le portò anche oltre confine.

Negli anni Cinquanta emerse anche Tonina Torrielli, originaria di Serravalle Scrivia, che partecipò per ben otto edizioni consecutive dal 1956 al 1963. Un record di presenze che ancora oggi la rende la cantante piemontese più assidua nella storia del Festival. Il suo brano “Amami se vuoi” la consacrò tra le voci più riconoscibili di quell’epoca.

Sono anni in cui Sanremo definiva il gusto nazionale, e il Piemonte era già dentro quel racconto.

Tra successi, tragedie e canzoni rimaste nella memoria

Non si può parlare di Piemonte a Sanremo senza citare Luigi Tenco, nato a Cassine. La sua partecipazione nel 1967 con “Ciao amore ciao”, in coppia con Dalida, segnò uno spartiacque doloroso nella storia del Festival. La sua morte durante la manifestazione cambiò il modo di guardare alla kermesse e alla canzone d’autore italiana.

Negli anni Sessanta e Settanta salirono sul palco anche Renato Rascel, torinese di nascita e vincitore nel 1960 con “Romantica”, e Rita Pavone, che debuttò nel 1969 e tornò più volte negli anni successivi fino all’edizione del 2020.

Tra gli anni Ottanta e Novanta, il Piemonte continuò a lasciare il segno con nomi molto diversi tra loro. Umberto Tozzi, torinese, vinse con “Si può dare di più” insieme a Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri, mentre Giorgio Faletti, nato ad Asti, emozionò il pubblico con “Signor tenente”, brano che gli valse il Premio della Critica.

Sanremo non è stato solo palco per solisti. Gruppi come Subsonica, Statuto ed Eiffel 65 hanno portato all’Ariston sonorità più moderne, dall’elettronica al pop alternativo, dimostrando che anche la scena piemontese sapeva evolversi insieme al mercato musicale.

Dal rap al rock alternativo: le nuove generazioni

Negli ultimi anni il Festival ha visto emergere una nuova ondata di artisti piemontesi. Willie Peyote, torinese, ha conquistato critica e pubblico nel 2021 con “Mai dire mai (la locura)”, mentre Eugenio in Via Di Gioia hanno portato all’Ariston l’energia della scena torinese più indipendente.

Anche il rap piemontese ha trovato spazio con Frankie Hi-Nrg MC, Raige e Shade, segnando un passaggio generazionale evidente rispetto ai primi decenni del Festival.

Ogni partecipazione racconta un pezzo di territorio. Torino, Asti, Cuneo, Alessandria, Rivoli. Nomi che ritornano nelle biografie degli artisti e che durante la settimana sanremese diventano motivo di orgoglio locale.

Un legame che continua

Con il Festival ancora in corso, l’attenzione è tutta sugli artisti in gara. Ma la storia dimostra che il Piemonte non è mai rimasto fuori da questo palcoscenico. A volte ha vinto, a volte è stato eliminato presto, altre volte ha lasciato un segno più culturale che commerciale.

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