Arte e Cultura

Napoleone ad Alessandria: luoghi e storie della battaglia di Marengo

Battaglia di Marengo, olio su tela
Battaglia di Marengo, 14 June 1800, olio su tela di Louis-François Lejeune, che vi partecipò.

14 giugno 1800. All’alba sembrava disfatta, al tramonto divenne leggenda. La piana di Spinetta racconta quella vittoria impossibile

Il generale austriaco Michael von Melas rientra ad Alessandria alle due del pomeriggio. Soddisfatto. I francesi si ritirano, la battaglia Marengo è vinta. Napoleone Bonaparte sta per subire la sconfitta che lo spazzerà via.

Tre ore dopo Melas riceve notizie che lo gelano. I francesi hanno contrattaccato. Il suo esercito è in rotta. Quattordicimila uomini tra morti, feriti e prigionieri. Domani dovrà firmare l’armistizio che consegna Piemonte e Lombardia alla Francia.

Quella giornata del 14 giugno trasformò Napoleone da nemico in padrone dell’Italia settentrionale. E Spinetta Marengo nel luogo più napoleonico d’Italia.

L’alba del 14 giugno: quando tutto andò storto

Napoleone attraversa le Alpi dal Gran San Bernardo a metà maggio con 40.000 uomini. Entra a Milano il 2 giugno, marcia su Alessandria. Il 9 giugno sconfigge gli austriaci a Montebello. Melas si rinchiude ad Alessandria con 31.000 soldati.

Bonaparte crede che gli austriaci fuggiranno verso Genova. Errore. Distacca parte dell’esercito a nord e sud. La notte del 13 stabilisce il quartier generale a Torre Garofoli.

All’alba del 14, Melas esce in forze. Attraversa il ponte sul Bormida, piomba sui francesi a Marengo. Bonaparte ha disperso le truppe: 23.000 contro 31.000 austriaci. Massacro. Il generale Victor difende Marengo per ore. Alle due del pomeriggio i francesi arretrano di cinque chilometri. Melas, certo della vittoria, rientra ad Alessandria.

L’eroe che morì vincendo: la carica di Desaix

Alle cinque e mezza, quando sembra finita, appare una colonna di polvere. Il generale Louis Charles Desaix con 5.000 uomini freschi. Napoleone lo aveva mandato a sud – dove gli austriaci non sarebbero mai andati. Desaix sente i cannoni, inverte la marcia, corre verso Marengo.

“Sono le due. Abbiamo perso una battaglia, c’è tempo per vincerne un’altra“. La divisione Desaix si getta nello scontro. Il generale Kellermann lancia una carica di cavalleria che sfonda le linee. Gli austriaci fuggono verso Alessandria in disordine.

Desaix non vedrà la vittoria. Una pallottola lo colpisce tra Cascina Grossa e San Giuliano. Lo trovano a sera, spogliato, coperto solo da una camicia. Ha 32 anni. Napoleone lo farà seppellire sul Gran San Bernardo. A Waterloo implorerà: “Se avessi qui Desaix…”.

La sera Melas chiede l’armistizio. La Convenzione di Alessandria del 15 giugno sancisce il ritiro austriaco. Piemonte e Lombardia tornano francesi. La battaglia Marengo consolida il potere di Bonaparte.

Cosa rimane oggi: il museo e i luoghi della memoria

A Spinetta Marengo, frazione di Alessandria sulla strada per Tortona, Villa Delavo ospita il Museo Marengo (Marengo Museum), il più antico museo napoleonico al mondo. Nasce nel 1847.

L’ingresso è la Piramide, struttura neoclassica che rievoca i monumenti egizi napoleonici. Il museo raccoglie uniformi, armi, mappe, documenti, dipinti. Le sale ricostruiscono le fasi della battaglia: l’attacco austriaco, la resistenza di Victor, l’arrivo di Desaix, la carica di Kellermann.

Nel parco – visitabile – una cappella del milite ignoto contiene resti dei 2.000 soldati morti il 14 giugno. Una colonna alta quattro metri regge un’aquila napoleonica d’epoca. Ogni giugno rievocatori in costume ricreano gli scontri con truppe, cavalli, cannoni. (Info pratiche: martedì-domenica 9:30-12:30 e 15:00-18:00. Chiuso lunedì. Ingresso €5 intero, €3 ridotto. Visite guidate su prenotazione)

Villa Del<vo all'ingresso del Museo di Marengo

Villa Delavo – © Museo di Marengo

Itinerario napoleonico: quattro tappe da non perdere

1. Platano di Napoleone Uscendo da Alessandria verso Spinetta, dopo il ponte sul Bormida, cresce un platano monumentale. Alto 40 metri, chioma di 400 metri quadri. Napoleone lo piantò nel 1800 per i 12.000 tra morti e feriti. L’albero ha oltre 200 anni, protetto dalla Soprintendenza, domina la strada regionale 10.

2. Torre Garofoli Strada comunale Cerca. Il palazzo fu quartier generale di Napoleone durante la battaglia. Qui ricevette la notizia della morte di Desaix, qui ordinò la carica finale. Edificio privato, visitabile solo l’esterno.

3. Memoriale Desaix San Giuliano Vecchio, via Don Nicola Buscaglia. Piccolo monumento dove cadde il generale. La lapide ricorda: “Qui il generale Desaix diede la vita per la vittoria francese”.

4. Palazzo Ghilini ad Alessandria Centro storico, barocco monumentale. Napoleone vi soggiornò nel 1805 quando tornò per l’anniversario. Il 5 maggio – data della sua futura morte – si presentò con la stessa uniforme del 14 giugno 1800.

Piramide del Museo di Marengo

Piramide – © Museo di Marengo

Il mito che divenne leggenda

Sant’Elena, 5 maggio 1821. Napoleone muore. L’aiutante Marchand avvolge il corpo nel mantello azzurro di Marengo. Nell’agonia, Bonaparte ripete gli ordini della battaglia. Pronuncia i nomi di Marengo e Desaix.

Quella vittoria lo aveva trasformato in mito. Il “piccolo caporale” corso diventa l’invincibile stratega. Una battaglia persa al mattino e vinta al tramonto costruì la leggenda napoleonica.

Bonaparte riscrisse tre volte il bollettino durante l’impero. Cancellò gli errori, enfatizzò il genio. Propaganda che funzionò.

Oggi la piana di Spinetta racconta la verità dietro il mito. I 2.000 morti nell’ossario. Il platano che vide scorrere sangue. Le cascine dove agonizzavano i feriti. La storia di Alessandria custodisce memoria di quella giornata che cambiò l’Europa.

Marengo non è solo battaglia nei libri. È terra che parla.

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