Basket Bond Piemonte, fino a 75 milioni per le PMI: come funziona e chi può beneficiarne
In Piemonte arriva un nuovo canale per finanziare le piccole e medie imprese senza passare solo dal credito bancario. Si chiama Basket Bond Piemonte e mette sul tavolo una capacità complessiva fino a 75 milioni di euro, con l’obiettivo di accompagnare le PMI verso il mercato dei capitali attraverso l’emissione di minibond.
Per molte aziende la parola “bond” suona lontana, quasi da grande finanza. Qui l’idea è renderla una cosa praticabile anche per realtà di dimensioni più piccole. Il punto non è solo trovare soldi, ma farlo con una struttura che riduca costi e complessità, altrimenti resta un’opzione per pochi.
Che cos’è il Basket Bond e perché interessa alle PMI
Un basket bond, in sostanza, mette insieme più emissioni di minibond in un unico “portafoglio” (il basket) che viene poi sottoscritto da investitori. Per un’impresa significa non dover affrontare da sola tutte le fasi di collocamento con la stessa fatica che richiederebbe un’operazione stand-alone.
Il messaggio, per chi fa impresa, è piuttosto diretto: esiste un’alternativa strutturata al finanziamento tradizionale, pensata per sostenere piani di investimento, crescita, innovazione e, in molti casi, percorsi di internazionalizzazione.
Numeri e soggetti coinvolti nell’operazione
L’operazione viene presentata come la prima di questo tipo in regione e prevede un ammontare fino a 75 milioni. Finpiemonte entra come investitore territoriale con un impegno indicato in 7,5 milioni di euro.
Tra i coinvestitori figura Mediocredito Centrale, che dovrebbe sottoscrivere il 50% del portafoglio. La struttura potrà beneficiare della Sezione Speciale del Fondo Centrale di Garanzia, un passaggio che, nella pratica, serve a rendere l’operazione più sostenibile anche sul fronte del rischio percepito da chi investe.
La gestione viene affidata a Sinloc Investimenti Sgr, con la collaborazione di Adb Corporate Advisory. In mezzo c’è anche il supporto della Regione Piemonte, che mette a disposizione un contributo a fondo perduto per abbattere i costi legati all’emissione e al collocamento dei minibond. È un dettaglio che pesa, perché spesso il freno non è solo il tasso, ma l’insieme dei costi e dei passaggi operativi.
Che cosa cambia per un’impresa che cerca risorse
Il punto più interessante, per molte PMI, è la possibilità di avvicinarsi al mercato dei capitali con una struttura “accompagnata”. Se l’azienda ha un piano chiaro e numeri credibili, il minibond può diventare un modo per diversificare le fonti di finanziamento, senza restare legata a un unico interlocutore.
Detto in modo concreto: non è denaro “facile”. Bisogna avere bilanci, governance e capacità di raccontare un progetto in modo comprensibile a chi investe. Però è anche vero che, quando si entra in questi meccanismi, spesso si migliora la disciplina finanziaria interna: reporting, controllo di gestione, pianificazione del debito. Sono cose che tante imprese fanno già, altre le affrontano solo quando diventano obbligatorie.
Perché la Regione lo spinge e cosa succede adesso
Dal lato istituzionale, l’operazione viene letta come uno strumento di politica industriale: più accesso ai capitali, più possibilità di sostenere investimenti e crescita del tessuto produttivo. Finpiemonte, nelle dichiarazioni, insiste sul ruolo di investitore anche attraverso canali alternativi a quello bancario, richiamando esperienze già attivate su altri strumenti regionali.







